"Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri."
Radiofreccia (1998)
Credere. In Italiano direi che il significato è semplice. Io credo in qualcosa oppure a qualcuno. Però in latino il verbo "credo" ha un'ulteriore sfumatura: significa anche affidarsi. Se ci pensiamo bene c'è una parola molto comune che riprende quest'idea: credenza. Non parlo ovviamente della cosiddetta "credenza popolare", ma di quella in legno e chiodi, che abbiamo nelle nostre case per conservare piatti, cibi o simili. Letteralmente la credenza è il luogo al quale noi affidiamo i nostri averi. Allo stesso modo quando noi crediamo a qualcuno gli stiamo affidando tutto quello che abbiamo. La fiducia è ormai l'unica cosa su cui si possono basare i rapporti. Lo spirito di sacrificio, il riprovarci, non sono più per l'oggi. Se vuoi bene a qualcuno l'unica alternativa che hai per tenertelo stretto è quella di essere credibile ai suoi occhi. Dobbiamo imparare ad aprire le ante del nostro cuore, a farci occupare e, al contempo, a fare un piccolo sforzo per depositare le cose a cui più teniamo sui ripiani di qualcun altro. Dopotutto si tratta di una credenza, non di una cassaforte, possiamo sempre riprenderci ciò che ci appartiene.
Nessun commento:
Posta un commento